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Chi ha paura del ragno?

Chi ha paura del ragno?

Uno dei primi animali di cui ho fatto esperienza è la gallina.

Inevitabile visto che sono cresciuta in una fattoria.

Mamma racconta che, appena duenne, portavo alle mie amiche a due zampe i ragni da mangiare.

Le galline, abili predatrici, adorano ragni, lombrichi, mosche, scarafaggi.

Come qualcuno mi ha fatto notare in un post in cui parlavo di questo aneddoto, probabilmente nella mia esperienza prima della gallina c’è il ragno.

Indubbio che sia così, quindi mi sono chiesta perché non lui, ma la gallina?

La risposta arriva da una ricerca svolta dall’istituto tedesco Max Planck in collaborazione con l’università di Uppsala, Svezia.

È scritto nel DNA: istintivamente l’uomo ha un senso di timore, ribrezzo nei confronti di ragni e serpenti perché un tempo questi animali costituivano una seria minaccia per la sua sopravvivenza.

La scoperta è stata fatta studiando la reazione di neonati, prima dei sei mesi di vita, età dopo la quale cominciano a sviluppare paura e repulsione.

I ricercatori hanno osservato che le pupille dei bambini alla vista di ragni e serpenti, si dilatavano, al contrario di fronte a immagini di farfalle e fiori non cambiavano.

La dilatazione delle pupille è stata definita come indice di stress, quindi come una sorta di stato di allarme verso qualcosa che potrebbe essere pericoloso.

Interessante, vero?

Motivo per cui il ragno nei miei ricordi non rientra come categoria animale, ma più istintivamente come pericolo o ribrezzo.

Il fascino del ragno

Oggi però il ragno assume un ruolo diverso ai nostri occhi rispetto a quelli dei nostri antenati.

Il fascino nei suoi confronti nasce grazie alla sua grande abilità ingegneristica.

Tanto è vero che da tempo ci sono ricerche che studiano i suoi segreti di costruzione.

Il materiale con cui tesse la tela è uno fra i prodotti biologici più resistenti in natura. La robustezza è data dalla composizione chimica della seta.

I ricercatori svelano che il suo carico di rottura è confrontabile con quello dell’acciaio di alta qualità.

Noi abbiamo fatto esperienza però di una ragnatela che si rompe, ma il punto di forza sta nel fatto che la ragnatela può avere un cedimento locale senza pregiudicare la sua funzionalità complessiva.

I filamenti radiali di cui la tela si compone hanno diversi ruoli. Alcuni di essi, quando ci sono sollecitazioni forti, vengono sacrificati per permettere alla struttura di sopravvivere.

Questo aspetto dimostra la grande intelligenza di questo animale: sa benissimo quanto gli costa a livello energetico ricostruire l’intera tela. Quindi si ingegna e gioca d’astuzia.

L’uomo ancora una volta trae ispirazione dalla natura per poter evolvere. I ricercatori stanno prendendo spunto dalla sua abilità e dalla composizione chimica della sua tela per poter produrre materiale resistente e poco impattante per l’ambiente.

La tela di Carlotta

Si intitola così il libro di E.B.White, giornalista statunitense e scrittore del secolo scorso, che parla dell’amicizia fra un maialino, Wilbur, e un ragno, Carlotta.

Copertina del libro “La tela di Carlotta”, edito da Mondadori

Il book, pubblicato per la prima volta nel 1952, pone l’accento sulla vita degli animali in fattoria, trattati in maniera esclusiva come prodotto per l’azienda.

Così Wilbur, il più fragile fra tutti i suoi fratelli, è destinato fin da subito alla mannaia, perché così piccolo non avrebbe reso, ma soprattutto sarebbe stato solo un costo per l’azienda agricola.

Fern, la bambina che vive in fattoria, si oppone a questa scelta. Lei ha visto in quel maialino un essere vivente con cui instaurare un rapporto e sarà grazie a questa bimba che Wilbur conoscerà Carlotta.

Questo è l’inizio di una delicata e magica storia, ambientata in una fattoria americana negli anni 50 del Novecento, che ha la capacità di sorprendere e di prendere per mano il lettore.

Si presta bene alla lettura in famiglia. La casa editrice lo consiglia dai 9 anni.

Se poi piace, potete godervi la versione cinematografica. Molto gradevole e in grado di trasmettere la stessa leggerezza e poesia che si respira fra le pagine del libro.

Lasciate pure i vostri commenti riguardo alla vostra esperienza con gli animali.

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