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Chi erano i sette nani?

Biancaneve e i sette nani

Della storia di Biancaneve, tra i personaggi più amati dai bambini, ci sono i sette nani, ognuno con le proprie caratteristiche come esplicitano i loro nomi: Pisolo, Brontolo, Dotto, Cucciolo, Mammolo, Eolo e Gongolo.

Il titolo originale della prima versione cinematografica firmata Disney è infatti Biancaneve e i sette nani.

Indimenticabili, vero?

Per alcuni anche insostituibili, viste le dure reazioni al rifacimento cinematografico in corso, in cui la loro presenza è sostituita con quelle di figure immaginarie.

Vi siete mai chiesti perché la storia, quella dei fratelli Grimm, da cui è tratta la trasposizione filmica, parla di sette nani?

La domanda ci porta di nuovo nel parco naturale dello Spessart, questa volta nella zona di Biebergemünd – siamo nella regione dell’Assia – la cui economia si basava sull’estrazione mineraria, sulla gestione boschiva e sull’agricoltura.

L’estrazione di metalli quali il rame, il cobalto, il ferro, il piombo e l’argento era il settore più redditizio, almeno fino alla fine dell’Ottocento. Con la scoperta di altri giacimenti in Europa, dove il rame e l’argento non richiedevano una lavorazione di separazione aggiuntiva – che in termini economici è sinonimo di costi in più –le miniere di Biebergemünd furono definitivamente chiuse ai primi del Novecento.

Entrata della miniera "Bertha Stollen", una delle ultime in attività nel paese di Bieber.
Entrata della miniera “Bertha Stollen”, una delle ultime in attività nel paese di Bieber.

Le condizioni lavorative erano in generale disumane e rischiose. Quelle in Biebergemünd estremamente pericolose. C’era il continuo e costante pericolo, che le mura delle miniere potessero cedere da un momento all’altro, poiché la roccia sottostante era molto friabile.

Si poteva procedere solo attraverso lo scavo di piccole gallerie di circa 60/80 cm di altezza e di 50/60 cm di larghezza tenute in piedi con dei pali di legno.

Chi poteva entrare attraverso un cunicolo di quelle dimensioni?

I bambini, tra gli 8 e i 12 anni.

La richiesta di bambini di quell’età era così alta che venivano reclutati da ogni dove, in particolare dalla zona di Aschaffenburg e dintorni (parliamo di circa 40-50 km di distanza), nonostante fossero cattolici.

Dovete sapere infatti che il territorio di Biebergemünd era di religione protestante e all’epoca i cattolici non erano graditi.

Inoltre all’epoca c’era tanta miseria e ogni piccolo centesimo era necessario per la sopravvivenza.

La prima chiesa cattolica fu costruita fuori dal paese, al limitare del bosco e le famiglie cattoliche, i cui figli lavoravano nelle miniere, abitavano fuori dal contesto cittadino.

I bambini minatori lavoravano sdraiati su un lato. Al piede avevano attaccato un carretto e strisciavano all’interno dei cunicoli.

Come potete immaginare, una postura del genere minò seriamente il loro sviluppo. La maggior parte di loro rimase rachitico, basso e spesso deforme.

Interessante come una delle possibili interpretazioni etimologiche del termine tedesco Zwerg – gnomo, nano – si faccia risalire al termine zerbrechen – spezzare.

Nel paese di Bieber si trovano tracce del tempo passato lungo un percorso di circa 12 chilometri, chiamato Kulturweg
Nel paese di Bieber si trovano tracce del tempo passato lungo un percorso di circa 12 chilometri, chiamato Kulturweg

Nel caso dei bambini minatori è molto calzante.

Un’immagine molto diversa ci appare ora rispetto a quella dei nani di Biancaneve. Un’immagine che non ci piace affatto…

Eppure ogni fiaba ha le sue radici in qualcosa di reale, lontano nel tempo, che poi attraverso la fantasia si trasforma in base alla cultura e alla sensibilità di ogni epoca e popolo.

Quello che ancora rimane invariato sono purtroppo l’esistenza e lo sfruttamento dei bambini minatori, dall’India al Madagascar, per esempio, dove viene estratto il miche, un minerale le cui proprietà sono utilizzate nell’industria della cosmetica, dei chip per telefonini e delle batterie.

Immaginate, per un momento, la nostra eroina Biancaneve in una nuova versione, magari mentre salva questi bambini da un presente ingiusto.

Il suo animo è bianco per l’onestà che porta nel cuore, bianco come l’innocenza dei bambini che dovrebbe vivere, come la neve che fa volgere lo sguardo verso l’alto e riempire il cuore di speranza.

Comincia a piacervi questa trasposizione moderna?

Ma torniamo ai nostri amati nani. Perché proprio sette?

Sette erano (e lo sono tuttora) i colli che separano il paese di Lohr am Main, da cui la principessa sarebbe fuggita e Biebergemünd.

Nel mezzo il fitto bosco dello Spessart.

Ecco i loro nomi:

– Hammersbuch (511 m)

– Steckenlaubshöhe (542 m)

– Pfirschhöhe (502 m)

– Gaulskopf (519 m)

– Eichenberg (544 m)

– Erkelshöhe (517 m)

– Hühnerberg (482 m)

Spero che questa tappa nell’immaginario dello Spessart e le fiabe dei fratelli Grimm vi sia piaciuta.

A presto con il prossimo viaggio immaginario!

Fonti:

Biebergemündmuseum

I bambini minatori oggi

1 thought on “Chi erano i sette nani?”

  1. Sono felice di veder continuare questa rubrica.
    Una realtà, quella dello sfruttamento minorile che continua oggi giorno anche se a volte è più semplice fingere di non sapere.
    Oggi Biancaneve sarebbe una vera paladina, ne sono certa.

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