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A caccia dell’orso

Orso bruno e il bagno nello stagno

“A caccia dell’orso”, un coinvolgente Albo Illustrato di Michael Rosen (autore) e Helen Oxenbury (illustratrice), tradotto in moltissime lingue e pluripremiato – vincitore del Premio ANDERSEN IL MONDO DELL’INFANZIA 2013 come Miglior libro mai premiato.

Dalla critica è definito un capolavoro della letteratura per l’infanzia, ormai considerato un classico.

Un libro, ricevuto in regalo, che in famiglia abbiamo letto e riletto, sfogliato e animato tante volte.

C’è poco da dire: è ritmato, coinvolgente, avventuroso e il finale è encomiabile. Per una bimba e un bimbo non esiste nulla di più divertente, giocoso e sicuro di intrufolarsi nel lettone di mamma e papà sotto le coperte… dove l’orso mai arriverà.

Oggi, però, alla luce dell’ultimo incontro ravvicinato tra uomo e orso avvenuto in provincia di Trento, in Val di Rabbi, in cui il malcapitato è rimasto ferito a seguito di una zampata di MJ5, l’orso bruno di 18 anni che vive da sempre fra le montagne del Parco Adamello Brenta, e della conseguente e repentina – sembrerebbe irrevocabile – decisione del Presidente della provincia Maurizio Fugatti di far abbattere il plantigrado, non posso non riflettere sull’importanza delle parole, delle storie, che rappresentano situazioni verosimili, che sono una lente sulla realtà, una modalità di filtrare e dare forma e spiegazione a ciò che ci circonda e agli avvenimenti della vita.

L’orso nell’immaginario infantile

Nella letteratura dell’infanzia sono gli animali a farla da padrone. Sono loro i protagonisti delle storie, in cui bimbe e bimbi si immedesimano, perché da sempre questi animali antropomorfizzati veicolano un messaggio educativo. La fiaba ne è l’esempio, dove due animali di solito antagonisti sono i motori della storia, a cui fa seguito la morale.

L’orso è di certo uno fra gli animali più amati, perché ha caratteristiche molto simili all’uomo.

Il più famoso è senza dubbio Winnie the Pooh, la cui prima raccolta di storie venne pubblicata nel 1926.

Un altro, coetaneo di Winnie the Pooh, è Rupert. Seguono poi Paddington, Petzi, Orso Blu, Baloo e Yoghi fino a giungere ad Orso, il compagno di avventure della piccola Masha.

L’orso viene solitamente rappresentato come un bambino che fa esperienza della vita e da essa impara.

Uno studio canadese dell’Università di Toronto ha messo in luce però, che le bambine e i bambini traggono maggior insegnamento, quando si immedesimano in uno di loro e non in un animale che assume atteggiamenti umani.

In questi giorni anche Vittorio Sgarbi, critico d’arte, politico e attuale presidente del MART – Museo di Arte Contemporanea di Rovereto (TN) si appella a Fugatti, affinché a MJ5 venga risparmiata la vita, sollecitandolo a ispirarsi all’intelligenza e alle emozioni dei bambini, perché “l’orso appartiene alla fantasia dell’infanzia e non può essere considerato nemico da abbattere.”  

In che modo l’orso appartiene alla fantasia dell’infanzia?

Esistono due tratti specifici di questo animale che lo rendono particolarmente duttile per il suo utilizzo come protagonista o antagonista di una storia.

Il primo deriva dal suo folto pelo morbido, che offre un’idea di calore, accoglienza, sicurezza; il secondo dalla sua corporatura, dai suoi denti aguzzi e dagli artigli che hanno una connotazione da “cattivo”, come un drago, una strega, un orco. Sono caratteristiche fisiche che danno una sensazione di paura, di minaccia, di pericolo.

Solitamente emerge una delle due peculiarità all’interno della storia, a seconda di quello che sono i messaggi che si intendono veicolare. Più di recente si trovano anche racconti, in cui l’orso è mostrato con entrambe le caratteristiche. Un esempio è l’albo illustrato L’Orso di Raymond Briggs (edito da Camelozampa)

Cosa rimane di questo immaginario infantile nella realtà?

L’orso non può essere considerato un nemico da abbattere.” Così afferma Vittorio Sgarbi.

Perché appartiene alla fantasia dell’infanzia.” In questo modo giustifica il suo appello.

Non credo, benché lo voglia, che questa risposta sia sufficiente, perché parliamo di vita reale e non di fantasia.

Credo che all’appello manchi una parola chiave, cultura.

In questo caso le parole assumono un peso – vorrei dire una responsabilità che va riconosciuta – e quindi fanno la differenza. Quella differenza di cui oggi avremmo bisogno per comprendere che MJ5 ha difeso la sua casa che ha sentito minacciata. La sua storia lunga 18 anni lo testimonia: non ha mai dimostrato atteggiamenti aggressivi. È descritto come un tipo schivo, come la maggior parte degli orsi.

Essere un orso è un modo di dire per definire una persona chiusa, poco socievole, riservata, che parla poco. Il modo di fare dell’orso è entrato nel nostro linguaggio, tanto da definire un aspetto culturale di un popolo, di un gruppo di persone.

Noi, trentini, e in generale la gente di montagna, siamo notoriamente definiti degli orsi per il nostro atteggiamento chiuso. Di solito sospettoso, indagatore, un po’ come fa l’orso, quando si erge sulle zampe posteriori per meglio comprendere la situazione – non certo per aggredire. La sua vista infatti non è molto buona. Ecco perché non ama essere sorpreso. Lui si affida maggiormente al fiuto – motivo per cui è meglio evitare di lasciare in giro avanzi di cibo – e all’udito – perciò, quando si cammina nei boschi si consiglia di parlare ad alta voce e battere le mani, così da avvertire della nostra presenza.

Una cultura di convivenza fra uomo e orso

A questo proposito diventa indispensabile coltivare una cultura di convivenza fra uomo e orso.

Penso quindi sia importante offrire ai più piccoli strumenti per comprendere la realtà che li circonda. Uno strumento potente sono le storie, ma quali storie?

È difficile scegliere, se non si sa farlo in modo adeguato.

Perciò sono felice di accompagnarvi in “Un viaggio nell’orto della convivenza”.

Scopriremo insieme:

– di quali atteggiamenti sbarazzarci prima di intraprendere il viaggio

– conoscere con chi viviamo

– quali comportamenti nutrire per farli crescere in abbondanza

– quali strategie adottare per coltivare al meglio il nostro orto della convivenza

Sarà più facile poi orientarsi e scegliere libri e albi illustrati che meglio si adattano alla nostra consapevolezza del mondo.

La consapevolezza, come scrivo in Bambini protagonisti del cambiamento, è il primo passo verso scelte responsabili.

Per la prima tappa, “sbarazzarci di atteggiamenti sbagliati”, vi leggerò “A caccia dell’Orso”, che ci permetterà di comprendere molto su cosa è meglio evitare per rendere fertile il terreno sul quale coltivare l’orto della convivenza.

Spero di avervi come campagne e compagni di avventura! Fatemi sapere se avete osservazioni, dubbi e/o curiosità, così posso essere più rispondente alle vostre aspettative.

A presto!

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