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Sulle tracce di Biancaneve

Il castello di Biancaneve a Lohr am Main

In questi ultimi giorni si è parlato molti di lei, Biancaneve, e della sua prossima rivisitazione in chiave moderna della Walt Disney, definita dai media “politically correct” – dall’inglese politicamente corretto.

Nel 1937 fu proprio l’azienda cinematografica americana a far conoscere al grande pubblico la sua figura.

Parliamo di ben 86 anni fa e ancora oggi questa fiaba fa sognare o quanto meno discutere.

La prima versione scritta di Biancaneve e i sette nani risale al 1812 – 211 anni fa – per opera dei fratelli Grimm, che all’epoca si occupavano di linguistica, ma soprattutto amavano le fiabe e le leggende.

La fiaba di Biancaneve si trova infatti nella prima raccolta di fiabe e leggende tedesche, un tesoro ricco di storie che fino ad allora appartenevano solo alla tradizione popolare orale.

Lohr am Main

È un piccolo paese tedesco situato nella Bassa Franconia – Baviera e circondato dai boschi del parco naturale dello Spessart.

«Biancaneve è una Lohrerin!» dice la gente del posto con fierezza.

A dimostrazione di questo esistono diversi studi fatti nel tempo. Fra tutti spicca quello dello studioso Dr. Bartels, che fu fra i primi a credere nel metodo chiamato Fabulogia, dove la finzione incontra la realtà.

Quali sono gli elementi che fanno di Biancaneve una di Lohr am Main?

I fratelli Grimm

Gli autori della fiaba in forma scritta nacquero ad Hanau, in Assia, a circa 50 km di distanza da Lohr am Main e trascorsero la loro infanzia a Steinau an der Straße, a circa 20 km da Biebergemünd, dove esistevano le miniere di rame e si presume abbiano sentito parlare della sventurata Schneewittchen.

La composizione familiare

Il padre di Biancaneve, il principe Philipp Christoph von Erthal, sposò in seconde nozze una nobildonna, che, vedova e con prole, preferì agevolare i figli del primo matrimonio a discapito di Maria Sophia Margaretha Catharina von Erthal, la presunta Biancaneve, nata nel 1725.

Lo specchio e il sarcofago di vetro

In quell’epoca gran parte dell’economia di Lohr am Main si basava sulla produzione di vetro e specchi. La manifattura, di proprietà di von Erthal, produceva oggetti in vetro e specchi conosciuti anche in Francia e in Nord Europa.

In quello che fu il palazzo di famiglia di Biancaneve, ora adibito a Museo dello Spessart, si trova il famoso specchio parlante, regalato dal von Erthal alla seconda moglie. Era davvero parlante, con una sorta di piccolo carillon interno e la scritta “Amour propre” – amor proprio, autostima, vanità.

Il castello di Biancaneve
Sezione interna del museo dello Spessart dedicata alla fiaba di Biancaneve, un tempo il castello dove la principessa risiedeva

Il bosco dello Spessart

Poco distante dal palazzo di Biancaneve inizia il bosco, non uno qualsiasi, ma quello dello Spessart, conosciuto ai tempi per la sua pericolosità dovuti agli animali selvatici e alla presenza di briganti e per la sua oscurità per la ricca e fitta presenza di alberi ad alto fusto. Un termine tedesco utilizzato nelle fiabe dei fratelli Grimm che descrive a fondo questo bosco è “Finsternis”, che tradotto significa oscurità, tenebre.

Molte delle fiabe di origine popolare, fra le quali ricordiamo Cappuccetto Rosso e Hänsel e Gretel, avevano lo scopo di avvisare i bambini e le bambine sulla pericolosità del bosco che allo stesso tempo alimentava la curiosità e l’immaginazione degli stessi.

Biebergemünd

All’epoca dei fatti questo territorio era sotto la giurisdizione di Lohr am Main. Come anticipato prima, era un distretto minerario, in cui venivano sfruttati i bambini costretti a strisciare in cunicoli stretti e umidi per ore. La maggior parte di loro rimanevano piccoli e storti. Da questa loro caratterizzazione fisica deriverebbe la figura degli gnomi nella storia – Zwerge in tedesco.

Inoltre, per raggiungere Biebergemünd da Lohr am Main si dovevano attraversare sette colli, lo stesso numero dei nani di Biancaneve.

Avete ancora dubbi sull’origine di Biancaneve?

Sì?

Vi invito quindi a Lohr am Main e percorrere il sentiero di circa 35 km percorso dalla principessa nel bosco durante la sua fuga da palazzo fino ad arrivare a Biebergemünd.

E fate attenzione a non farvi cogliere dal “Finsternis”. Chissà chi potreste incontrare!

Qual è il fascino di Biancaneve?

La storia di Biancaneve è stata tradotta in 170 lingue e la versione cinematografica della Walt Disney l’ha resa famosa.

Nel tempo la versione originaria ha subito modifiche, aggiustamenti sulla base della sensibilità del pubblico a cui veniva proposta.

Nella versione tedesca che ho fra le mani, risalente al 1962, la protagonista è una bambina – forse dodicenne o poco più – e non è il bacio del principe a salvarla, ma più semplicemente il movimento brusco, con cui il suo servo sposta il sarcofago di Biancaneve che fa saltare fuori dalla gola della ragazzina il pezzo di mela – in altre parole una sorta di soffocamento da inalazione di corpo estraneo.

Tratto dal libro “Schneewittchen und die sieben Zwerge”, LITHO – WELTBUCH No. 24, 1962

Nessuno può dire con certezza quale sia la versione originale.

Ciò che è certo è il fascino che la circonda, nonostante siano trascorsi dalla sua prima trascrizione più di duecento anni.

Il fatto è che simpatizziamo per Biancaneve.

Cosa ci piace di lei?

È un’eroina che ama la natura, il bosco e i suoi animali, non ha paura, perché la rispetta.

Si prende cura di esseri viventi, come i nani, tenuti alla larga dalla società – non è un caso che abitassero nel bosco – e quindi capace di andare oltre le apparenze.

Pur nella difficoltà non smette di sognare.

Non è quello che sta attorno a lei che la rende speciale, ma ciò che è dentro di lei.

Che ci siano principi, nani o creature fantastiche ha poca importanza, perché la sua forza sta nella sua apparente fragilità, nel suo pallore che la rende bella e temuta, nella sua tenacia a non cedere alla paura, alla sua curiosità nell’aprire quella porta, quella dei sette nani, nella sua apertura alla vita, la stessa che la spinge a prendere la mela della vecchietta.

Tutte caratteristiche che all’epoca dipingevano una ragazzina come ingenua, indifesa, fragile, incapace di difendersi, le stesse caratteristiche che la rendevano allo stesso tempo unica e amata da tutte e tutti. Questione di messa a fuoco, oserei dire.

Immaginatela brontolona.

Immaginatela seduta in attesa che qualcosa cambi.

Già comincia a non piacervi, vero?

Voi cosa ne pensate? Scrivetelo nei commenti. Sono curiosa.

La prossima volta vi porto a Biebergemünd.

Fonti:

Il Mitte, la vera storia di Biancaneve

Brüder Grimm Gesellschaft, chi erano i fratelli Grimm

Lohr am Main, tra fiaba e realtà

La casa dei fratelli Grimm

4 Gedanken zu „Sulle tracce di Biancaneve“

  1. Mirtis! Che bell’articolo! Sei riuscita a farmi fare un viaggio nel passato della mia infanzia e rivisitare con occhi più attenti questa bellissima favola, svelando la dura realtà delle miniere che non immaginavo essere fonte di questo racconto. E’ veramente importante il tuo lavoro di contestualizzazione geografica e storica per reinterpretare questo personaggio nella chiave che proponi, ben al di là della recente “pruderie” del politically correct.
    Ti sono proprio grata!
    con affetto
    Anita

  2. Interessantissimo come sempre.
    Un argomento tanto antico, quanto attuale e in continua evoluzione.
    Mi piacerebbe vederti più spesso sulle tracce dei miti e dei personaggi leggendari che ancor oggi tanto ci affascinano.

    1. Grazie Donatella per il tuo entusiasmo. Seguirò il tuo suggerimento, anche perché i miti e le leggende attraggono molto la mia curiosità e amplificano la mia immaginazione.

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